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Università degli Studi di Napoli Federico II |
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Facoltà di Medicina e Chirurgia Dipartimento di Patologia Sistematica Sezione di Dermatologia |
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Facoltà di Medicina Veterinaria Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie Sezione di Clinica Medica |
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AMBIENTE ANIMALI E CUTE CORSO TEORICO PRATICO 6-7 dicembre 2002 |
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CARCINOMI CUTANEI NEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA P. Maiolino Dipartimento Scienze Cliniche Veterinarie – Napoli Lo studio delle neoplasie negli animali domestici, in particolare nel cane e nel gatto, ha assunto in questi ultimi anni un'importanza crescente per i riflessi che queste patologie hanno nella clinica veterinaria. Una parte di questi tumori presenta, inoltre, delle strette analogie, sia per l'aspetto morfologico che per il comportamento biologico, con quelli rilevabili nell'uomo e quindi possono essere utilizzati come modello di studio in oncologia comparata. I tumori cutanei sono, tra i vari tipi di neoplasia, in assoluto quelli più frequenti (45% nel cane e 24% nel gatto). Tale elevata incidenza sembra sia legata al fatto che la cute è l’organo del corpo più esteso ed è dotata di un’estrema varietà di elementi cellulari da ognuno dei quali può prendere origine una neoplasia; in secondo luogo, nella promozione e sviluppo dei tumori cutanei sono coinvolti non solo fattori intrinseci o genetici, ma soprattutto fattori esterni ai quali la cute è costantemente esposta (agenti infettivi, raggi ultravioletti, traumi, contaminanti ambientali e tanti altri); infine le neoplasie cutanee sono obiettivamente quelle più facilmente rilevabili da parte del proprietario e del clinico nel corso della visita medica e anche le più facilmente aggredibili. Fra tutti i tumori cutanei quelli che, secondo noi, hanno dato e danno, ancora oggi, maggiori problemi diagnostici e soprattutto prognostici sono i c.d. "Tumori a cellule basali". Secondo Pulley e Stannard questi comprendono: i tumori a cellule basali propriamente detti e che, a loro volta si classificano in base all'aspetto istologico in: adenoidi, cistici, medusoidi e solidi, e i tumori a cellule basali con differenziazione follicolare o ghiandolare, includendo fra questi i tumori dei follicoli piliferi, delle ghiandole sebacee, delle ghiandole apocrine, ecc.. Questa classificazione si è resa necessaria nel momento in cui ci si accorse che negli animali, a differenza dell'uomo, questi tumori non prendevano mai origine dalle cellule basali dell'epidermide, ma bensì dalle cellule staminali primitive pluripotenti del germe embrionale primario, che è quello che dà origine sia alle cellule basali dell'epidermide che dei follicoli piliferi e delle ghiandole e che oggi viene indicato come "Unità Epidermo-Pilo-Sebacea". I Tumori a cellule basali (BCT) rappresentano i più comuni tumori cutanei del cane (e del gatto) e come i corrispettivi dell'uomo, essi mostrano un comportamento clinico e biologico paradossale. Infatti, nonostante il loro aspetto istologico maligno, generalmente non esibiscono un decorso clinico maligno (recidivano ma non metastatizzano) né un tasso di crescita elevato; al contrario dei carcinomi squamo-cellulari (SCC) che sono più aggressivi e presentano un potenziale metastatico. Nell'uomo, alti livelli di apoptosi così come un prolungamento della fase "M" del ciclo cellulare sono stati richiamati come cause principali della discrepanza esistente tra apparente attività mitotica e reale crescita dei BCT. Nel tentativo di dare una spiegazione a tale discrepanza e alla diversità di comportamento esistente tra BCT e SCC, abbiamo ritenuto utile studiare il comportamento degli indici di proliferazione cellulare e dell'attività apoptotica, la distribuzione delle fasi mitotiche, il potenziale angiogenetico e gli aspetti morfometrici nucleari in questi tumori. Gli indici di proliferazione (tra questi includiamo anche l’indice apoptotico) sono dei parametri che ci permettono di valutare e quindi conoscere l'attività proliferativa di un determinato tessuto e quindi di un tumore. Fra questi ricordiamo: l' Indice Mitotico (IM) che consiste nel contare il numero di figure mitotiche su un campione costante di cellule (1000 o 10000) o per mm² di epitelio Gli Ag-NORs che sono proteine acide, non istoniche asssociate alle c.d. regioni organizzatrici del nucleolo, cioè quei segmenti che codificano per l'RNA ribosomale e la cui quantità media /cellula è correlata al tasso di proliferazione di un tumore. Il PCNA -LI che consiste nel contare il numero di nuclei positivi, per tale antigene, su un numero costante di cellule o per mm² di epitelio neoplastico. Il PCNA è una proteina non istonica ausiliare della DNA polimerasi e che è espressa dalle cellule soprattutto durante la fase S del ciclo cellulare e quindi misura la frazione di crescita. L' attività apoptotica è stata valutata attraverso l' Indice Apoptotico (IA) che consiste nel contare il numero di corpi apoptotici su un numero costante di cellule o per mm2 di epitelio neoplastico. La distribuzione delle fasi mitotiche consiste nel contare, per ogni campione e su più sezioni, le prime 100 figure mitotiche incontrate. RISULTATI: IM e Ag-NOR e IM e PCNA risultavano statisticamente correlati solo nei SCC. Nei BCT non risultava esserci differenza statistica nemmeno tra IA e IM, infatti, sebbene il numero di cellule apoptotiche talvolta poteva essere più elevato di quello delle cellule mitotiche e/o viceversa, il valore medio dei due parametri tendeva ad eguagliarsi. I campioni di BCT da noi esaminati evidenziavano anche un considerevole aumento della % di metafasi. I risultati ottenuti, riflettono, similmente a quanto riportato nei corrispondenti tumori dell'uomo, differenze nel tasso proliferativo dei due gruppi di tumori ( i primi presentano un reale aumento dell'attività proliferativa) e suggeriscono che la discrepanza esistente nei BCT tra apparente attività mitotica e crescita reale del tumore potrebbe essere dovuta al prolungamento della fase "M" del ciclo cellulare piuttosto che ad una reale massiva e continua perdita di cellule neoplastiche attraverso l'apoptosi. L’angiogenesi, cioè il processo attraverso il quale, nell’ambito di un determinato tessuto, le cellule endoteliali vasali preesistenti proliferano dando origine a nuovi vasi, è considerata espressione diretta del potenziale di crescita di un tessuto e quindi di un tumore e della sua capacità metastatica. Allo scopo di conoscere il reale ruolo svolto da questo processo nei BCT e negli SCC della cute del cane abbiamo ritenuto opportuno valutare, immunoistochimicamente la distribuzione del fattore di crescita dell'endotelio vasale (VEGF) e in seguito, con l’ausilio della analisi morfometrica, previa marcatura immunoistochimica dell’endotelio (PECAM), il numero, l’area e il perimetro dei vasi intratumorali (c.d. densità microvascolare intratumorale o grado di vascolarizzazione di un tumore). I risultati ottenuti sembrano ulteriormente confermare le differenze esistenti nei due gruppi di tumori. L’elevata produzione di VEGF nella maggior parte degli SCC e la completa assenza nella maggior parte dei BCT o la presenza nei BCT di tipo solido (che sono considerati i BCT più aggressivi) solo in gruppi di cellule poste alla periferia dei nidi tumorali indicano che il più alto tasso di crescita dei primi possa essere legato ad un maggiore potenziale angiogenetico e che il VEGF possa contribuire alla crescita locale soprattutto di tipo infiltrante dei BCT ed essere correlato con la capacità metastatica degli SCC. Questo sembra essere altresì confermato dall’evidenziazione, in questi ultimo gruppo, di un progressivo aumento del grado di vascolarizzazione in rapporto al grado di differenziazione (passando dal grado I al IV). Più recentemente abbiamo cercato di valutare se, negli SCC della cute del cane, il grado di differenziazione delle cellule neoplastiche (c.d. grado nucleare) ottenuto mediante metodi di misurazione quantitativi e precisamente mediante la valutazione morfometrica dell’area, del perimetro e del fattore di forma nucleari, (in opposizione quindi a quello classico, ottenuto cioè mediante la valutazione visiva) potesse fornire indicazioni utili nella diagnostica isto-patologica e soprattutto nell’identificazione di un fenotipo invasivo o aggressivo. RISULTATI: Il progressivo aumento delle dimensioni nucleari evidenziato nel passare dagli SCC ben differenziati (Grado I) a quelli moderatamente differenziati (grado II e III) e scarsamente differenziati (grado IV) con valori medi statisticamente significativi solo tra SCCs di grado I e II e di grado III e IV sottolinea che, sul piano morfologico, esiste una stretta somiglianza dei nuclei tra SCCs di grado I e II e quelli di grado III e IV; conferma che il polimorfismo nucleare è maggiormente rappresentato negli SCCs meno differenziati; e indica che il polimorfismo da solo può permettere di distinguere SCCs di grado I e II da quelli di grado III e IV, suggerendo così la possibilità di modificare il sistema di classificazione degli SCC del cane , senza tuttavia alterare i criteri informativi, e riclassificare gli SCC in ben differenziati (gradi I e II) e scarsamente differenziati (gradi III e IV). I risultati ottenuti, del tutto comparabili a quelli riportati in Medicina Umana, indicano, a nostro avviso, che questi due gruppi di tumori possono rappresentare un utile modello di studio in oncologia comparata.
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