Università degli Studi di Napoli Federico II

Facoltà di Medicina e Chirurgia

Dipartimento di Patologia Sistematica

Sezione di Dermatologia

Facoltà di Medicina Veterinaria

Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie

Sezione di Clinica Medica

AMBIENTE  ANIMALI  E  CUTE

CORSO  TEORICO  PRATICO

6-7 dicembre 2002

 
Relazioni

Autori

Relatori

Home
 

ECTOPARASSITI NEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA :

POSSIBILI CAUSE DI ZOONOSI IN DERMATOLOGIA.

RECENTI APPROCCI TERAPEUTICI

F. Scarampella

Studio Veterinario - Milano

Rogna otodettica

L'Otodectes cynotis è un acaro psoroptide, dalle tipiche zampe lunghe, che infesta i condotti auricolari dei carnivori domestici, e si muove liberamente nel loro interno. Questo acaro non è specie specifico, e può colpire cani, gatti e furetti. Tutto il ciclo dell’Otodectes si svolge sulla superficie cutanea e dura 3 settimane. Inizia con la deposizione delle uova, da cui escono le larve, che si trasformano in protoninfe, poi in deutoninfe ed infine in acari adulti. Tutti gli stadi di sviluppo sono parassitari e si cibano di detriti e fluidi tessutali superficiali dell'ospite. La deutoninfa femmina viene già attaccata dal maschio adulto prima dello sviluppo, per cui non è infrequente trovare alcuni acari in accoppiamento negli strisci di materiale auricolare.

L'infestazione da Otodectes avviene tramite contagio diretto da altri animali affetti, ed è molto frequente nei gattini e nei cuccioli. Questi parassiti passano molto facilmente da un orecchio all'altro, così che l'infestazione bilaterale è la norma. Gli Otodectes cibandosi causano irritazione epiteliale e sensibilizzano l'ospite ai suoi antigeni. Il risultato della colonizzazione è la produzione un essudato nerastro e prurito in grado variabile, probabilmente di origine allergica. Recentemente infatti è stato dimostrato che gatti infestati con Otodectes mostrarono reazioni positive (reazioni crociate) agli skin test eseguiti con acari della polvere di casa, vicini a loro filogeneticamente. Eliminare l’otoacariasi prima dell’esecuzione dei test intradermici è indispensabile per evitare risultati falsamente positivi. Queste reazioni in genere scompaiono con il trattamento dell'otoacariasi.

Più raramente l'Otodectes può colonizzare aree di cute al di fuori del condotto uditivo, quali la cute periauricolare o del dorso, causando una dermatite pruriginosa simile ad un'allergia alimentare o a una allergia alle pulci. La diagnosi di otoacariasi si ottiene esaminando al microscopio uno striscio di cerume (per le forme auricolari) o un raschiato cutaneo (per le forme ectopiche).

 

Trattamento e prevenzione

Poiché questa parassitosi è molto contagiosa e non è specie-specifica, si devono considerare affetti anche tutti gli animali che vivono a contatto con il soggetto sintomatico.

Per i cani e i gatti miticidi in forma di gocce auricolari o la selamectina per via sistemica sono efficaci. Le forme "ectopiche", possono venire trattate con selamectina per via sistemica.

 

Cheyletiella

La Cheyletiella è un acaro relativamente grosso (385 μm), caratterizzato dai tipici uncini sulla testa, che parassita i gatti, i cani e frequentemente anche i conigli. Vi sono tre specie, riconoscibili dalla forma del loro organo di senso situato sulle zampe anteriori: la C. yasguri, più tipica del cane, la C. blakei soprattutto nel gatto e la C. parasitivorax nel coniglio. Si pensa comunque che queste specie non siano molto ospite-specifiche e che possano colpire indifferentemente questi tre animali. La Cheyletiella vive in superficie, si muove attivamente fra i peli e punge l'ospite per succhiarne i fluidi tissutali. Questi parassiti compiono tutto il loro ciclo sull'ospite, vi si riproducono e depositano piccole lendini fissate lassamente ai fusti dei peli. Il ciclo dura 21-35 giorni, comprende gli stadi di larva, protoninfa, deutoninfa e adulto. Tutti gli stadi sono parassiti obbligati dell'ospite su cui si trovano. La femmina adulta resiste sino a 10 giorni nell'ambiente, se staccata dall'ospite.

L'infestazione da Cheyletiella è molto contagiosa e si contrae per contatto diretto con animali infestati o con ambienti o oggetti venuti a contatto con animali affetti. La cheyletiellosi è un'infestazione molto frequente nei negozi di animali, e negli ambienti affollati quali allevamenti, pensioni o canili e gattili. Negli animali dà prurito variabile e una tipica forfora secca e bianca a piccole scaglie localizzata sulla schiena. Nel gatto è stata descritta anche la dermatite miliare associata a cheyletiellosi. A volte l'infezione è asintomatica negli animali e si manifesta solo perché sono colpiti i proprietari.

La diagnosi si esegue esaminando al microscopio raschiati cutanei o preparati eseguiti con nastro adesivo (scotch test), prelevando le squamosità bianche sulla schiena. Si può anche raccogliere le squame con un pettine da pulci ed eseguire un arricchimento in soluzione per flottazione fecale prima di esaminarle al microscopio. Purtroppo non sempre si trovano gli acari, e a volte si deve ricorrere alla terapia per confermare il sospetto di diagnosi.

 

Trattamento e prevenzione

La Cheyletiella è abbastanza facile da uccidere con i normali prodotti antiparassitari in commercio, se usati una volta alla settimana per 3-4 volte. Nel cane si potrà fare uno shampoo antiparassitario o spruzzare uno spray a base di fipronil o di piretroidi. Nel gatto oltre al fipronil e i piretroidi si può usare con successo la selamectina per via sottocutanea ogni 2 settimane per tre volte. E' molto importante trattare tutti gli animali di casa, anche quelli asintomatici, e ripetutamente l'ambiente con spray antiparassitari, poiché questo è spesso fonte di riinfestazione.

 

Rogna sarcoptica nel cane

L'agente eziologico della rogna sarcoptica del cane è il Sarcoptes scabiei var. canis, un acaro più piccolo (200-400 μm) e con le gambe più corte dell'Otoedres. Questi acari sono parassiti obbligati e compiono tutto il loro ciclo, della durata di circa 3 settimane, sull'ospite. La femmina gravida, dopo l'accoppiamento, scava dei tunnel nella cheratina dell'epidermide e vi depone le uova e le feci. Man mano che avanza si ciba di detriti cheratinici e fluidi tessutali che si producono a causa dell'irritazione. Gli acari Sarcoptes scabiei var. canis sono parassiti specifici del cane, anche se è stata riportata l'infestazione di volpi e molto raramente di gatti. Anche l'uomo può essere colpito, con sintomi quali prurito e papule, che però sono autolimitanti e scompaiono con il trattamento del cane affetto.

L'infestazione avviene per contatto diretto con altri cani (o volpi) affetti, e la malattia è molto contagiosa. E' molto raro che un cane, che vive a contatto con un altro animale affetto, non si contagi nell'arco di poche settimane. Si riconosce un periodo di incubazione iniziale di 1-7 giorni, e un incremento graduale dei sintomi (principalmente prurito) sino al 21° giorno, momento in cui la sintomatologia si manifesta pienamente. Questo fenomeno può fare pensare che il forte prurito osservato in questa parassitosi sia di natura allergica e non dovuto all'azione diretta degli acari sulla cute.

I primi segni sono rappresentati da papule eritematose in sede ventrale e sui gomiti, a volte si notano pustole, che all'esame citologico contengono granulociti eosinofili e neutrofili. Secondariamente si notano eritema e alopecia generalizzata da grattamento (specie sulle zone laterali degli arti, segno molto suggestivo di rogna), desquamazione e ipercheratosi dei bordi auricolari interni ed esterni e della faccia laterale dei gomiti, e croste color miele che ricoprono le papule. I cani affetti manifestano notevole iperestesia quando li si tocca, si grattano giorno e notte, (anche presso il veterinario) e mostrano spesso un riflesso oto-podalico positivo (suggestivo, ma non patognomonico di rogna).

La diagnosi viene confermata dal ritrovamento di acari, uova o feci nei raschiati. Questi vanno eseguiti superficialmente, ma su ampie aree cutanee (ad esempio su tutto il padiglione auricolare), in modo da raccogliere molte squame e detriti cheratinici. Gli acari in genere sono molto pochi e spesso i raschiati risultano negativi. La diagnosi può anche venire confermata dalla risposta alla terapia. L'esame istologico di una biopsia cutanea può essere suggestivo di ectoparassitosi, per la presenza di pustole eosinofiliche, e a volte diagnostico di rogna, quando vengono inclusi gli acari nella sezione. Recentemente è stato sviluppato un test sierologico per la ricerca con tecnica ELISA degli anticorpi IgG specifici per il Sarcoptes. Questo test è molto sensibile e utile nell'identificazione dell'infestazione nei casi lievi, o negli animali immunodepressi che non manifestano prurito, pur albergando i parassiti (rogna norvegese).

 

Trattamento e prevenzione

I cani affetti possono venire trattati con spugnature di amitraz (0.05%) ogni 5 giorni per 5 volte. Nei soggetti in cui non è possibile fare delle spugnature si può anche somministrare selamectina per via sistemica una volta al mese per 3 volte.

Il prurito può aumentare nella prima settimana di terapia, in cui vi è la morte contemporanea della maggior parte dei parassiti e il rilascio delle loro sostanze, per poi diminuire gradualmente nell'arco di 3-4 settimane. In genere non è necessario attuare anche un trattamento ambientale, poiché gli acari sopravvivono solo pochi giorni senza l’ospite.

 

Rogna notoedrica del gatto

L’acaro Notoedres cati è molto simile in forma, ciclo riproduttivo e comportamento al Sarcoptes scabiei. Come quest’ultimo è molto ospite-specifico e colpisce quasi esclusivamente il gatto.

Come la rogna sarcoptica, anche quella notoedrica è molto contagiosa e si contrae venendo a contatto con altri animali infetti. Questa parassitosi sembra essere molto rara in alcune zone del mondo, come gli Stati Uniti, e il Nord Europa, mentre è più frequente nel Sud dell’Europa, specialmente in colonie di gatti randagi. Le zone più colpite sono la testa, le orecchie, le zampe anteriori e la zona dei genitali, dove si osservano croste, squame e escoriazioni per il forte prurito. Sono caratteristici l’ispessimento e le crostosità del margine anteriore dei padiglioni auricolari. La diagnosi si esegue facilmente con un raschiato di questo materiale crostoso e con l’osservazione dei preparati al microscopio: in genere gli acari della rogna notoedrica sono molto numerosi e si trovano facilmente.

 

Trattamento e prevenzione

Nei gatti al di sopra della 6°settimana di età è possibile somministrare selamectina per via sistemica per due volte a distanza di 30 giorni.

 

Rogna sarcoptica equina

La rogna sarcoptica equina è una malattia parassitaria altamente contagiosa e l’agente eziologico è il Sarcoptex scabiei var.equi. Grazie all’attuazione della profilassi antiparassitaria routinaria in questa specie, è ormai una condizione di raro riscontro in molte parti del mondo.

Clinicamente si manifesta con prurito intenso e con la comparsa di papule e vescicole inizialmente localizzate sulla testa e sul collo ma che possono diffondere a tutto il resto del corpo. Con il progredire della malattia e a causa dell’autotraumatismo sono osservabili lesioni secondarie quali escoriazioni, croste e lichenificazione cutanea, e sono comunemente osservabili infezioni batteriche secondarie.

 

Trattamento e prevenzione

Il trattamento con ivermectina somministrata per via orale settimanalmente per almeno tre trattamenti consecutivi è normalmente efficace.

Poiché il parassita può sopravvivere nell’ambiente sino a tre settimane è altamente consigliabile la pulizia e la disinfestazione dei box e degli attrezzi di tolettatura ed il temporaneo allontanamento dei cavalli dall’ambiente infestato.

 

Rogna trixacarica

Trixacarus caviae è un’acaro sarcoptiforme resposabile della rogna trixacarica nella cavia.

I segni clinici nei soggetti affetti sono variabili e tale variabilità dipende dallo stato del sistema immunitario dell’animale. Sono osservabili forme asintomatiche o la presenza di prurito, eritema ed alopecia di modesta entità. Nei casi più gravi sono osservabili spesse croste, escoriazioni, lichenificazione ed iperpigmentazione e l’animale può essere letargico e inappetente.

 

Trattamento e prevenzione

La somministrazione di selamectina per via sistemica (spot on) una volta al mese per due trattamenti è sufficiente per controllare la malattia.

 

Pulicosi

Biologia ed ecologia della pulce

Le pulci adulte che infestano il cane e il gatto vivono permanentemente sullo stesso ospite; tutte le altre forme immature compongono la popolazione ambientale e vengono disseminate dall’animale nelle zone della casa o del giardino dove esso trascorre la maggior parte del giorno. Cani e gatti contraggono la parassitosi frequentando un ambiente infestato mentre il passaggio di pulci adulte da un animale all’altro avviene raramente.

Il grado d’infestazione in animali presenti nello stesso ambiente dipende in parte da un’ancora non ben chiarita preferenza dell’insetto nei confronti di un soggetto piuttosto che un altro ma soprattutto e, in particolare nel gatto, dall’attività di toelettatura dell’ospite. In uno studio infatti, gatti sperimentalmente infestati e mantenuti in condizioni che impedivano loro le normali operazioni di autopulizia mantenevano ancora il 72% di parassiti dopo 113 giorni. In un altro studio gatti infestati lasciati liberi di toelettarsi albergavano soltanto il 22% delle pulci dopo 22 giorni.

Cuccioli e animali obesi o malati a causa di una scarsa attività di autopulizia tendono ad essere tra i soggetti maggiormente infestati.

 

Stadi immaturi

Dopo l’accoppiamento e nell’arco dei suoi 100 giorni di vita la femmina produce circa 2000 uova. Le uova sono di forma ovalare di colore bianco madreperlaceo e misurano 0,5 millimetri di lunghezza. Poiché queste sono lisce e asciutte cadono dall’animale entro 2-8 ore dalla deposizione, concentrandosi soprattutto nei luoghi in esso cui dorme o in quelli di maggior passaggio.

La schiusa avviene in tempi variabili da 1 a 10 giorni a seconda delle condizioni di temperatura e umidità.

Circa il 70% delle uova schiude a temperature comprese tra i 16 e i 27°C con un umidità relativa superiore al 50%. I tempi di schiusa sono più veloci (50% in 1,5 giorni) con una temperatura ambientale di 35°C e un’umidità relativa del 70%, mentre si allungano (6 giorni) se la temperatura scende a 13°C. La sopravvivenza delle uova non è possibile per più di 10 giorni alla temperatura di 3°C e oltre i 5 giorni ad 1°C.

Dall’uovo esce una larva biancastra, segmentata e lunga 2-5millimetri. Le larve vivono nell’ambiente nutrendosi di detriti organici, di altre larve o uova e delle feci prodotte dalle pulci adulte (costituite per il 95% di sangue), e in pochi giorni, dopo due mute, raddoppiano le loro dimensioni e assumono una colorazione più scura. Esse sono dotate di geotropismo positivo e fototropismo negativo, fuggono pertanto la luce e con movimenti attivi (possono coprire sino a un metro al giorno), vanno a ripararsi in luoghi bui e tranquilli, soprattutto sotto i tappeti, sotto i mobili e negli anfratti.

La durata dello stadio larvale varia da 5 a 11 giorni. A temperature di 30-32°C con un umidità relativa del 70-75%, l’80% circa delle larve si trasforma in pupa nell’arco di 8 giorni.

Le larve sono estremamente vulnerabili al calore e al clima secco. Valori di umidità relativa inferiori al 50% ne causano la morte per disidratazione. Per questo motivo, negli ambienti esterni esse si concentrano in zone umide come sotto mucchi di foglie o cespugli.

A completamento del ciclo, le larve tessono un bozzolo dove evolvono allo stadio di pupa.

I bozzoli hanno forma ovoidale e una superficie esterna appiccicosa che consente loro di ricoprirsi di detriti e di ben mimetizzarsi nell’ambiente. In condizioni ideali di umidità (80%) e temperatura (27°C) le pupe impiegano circa 5-9 giorni per evolvere ad adulto. Una volta raggiunto questo stadio la pulce è pronta ad emergere sollecitata da stimoli opportuni quali pressioni meccaniche e presenza di calore e anidride carbonica che le annunciano la presenza di un’ospite su cui saltare.

Se le condizioni ambientali sono sfavorevoli, le pulci possono sopravvivere nei bozzoli fino a 50 settimane. A questo stadio di sviluppo, infatti, l’insetto è più resistente delle uova e delle larve all’essiccamento ed è protetto dagli insetticidi. Nell’ambiente esterno, con temperature di 13-15°C, se protette dall’essiccamento, le pulci possono rimanere all’interno dei bozzoli sino a 140 giorni prima di emergere e questo permette loro di superare condizioni climatiche avverse.

 

La pulce adulta

Appena uscite dai bozzoli, le pulci adulte si servono di stimoli visivi e termici per la localizzazione dell’ospite. Esse sono dotate di fototropismo positivo e geotropismo negativo, per cui tendono naturalmente a localizzarsi, ad esempio, in cima alle fibre di un tappeto. Oltre agli stimoli visivi, l’emissione di calore e di anidride carbonica è loro utile per l’identificazione dell’ospite. Per raggiungere l’ospite, le pulci riescono a saltare sino a 30 cm in altezza. Esse emergono e saltano sull’ospite in tempi molto rapidi (1-5 secondi), eludendo facilmente qualsiasi insetticida spruzzato sui tappeti.

Se la pulce adulta appena emersa dal bozzolo non incontra un ospite adatto, si muove il meno possibile per non consumare le proprie riserve di energia. Essa può vivere da parecchi giorni sino a due mesi in un ambiente con un’alta umidità.

In mancanza di un carnivoro domestico, le pulci affamate sono anche capaci di infestare l’uomo o altri animali (roditori), prima di trovare un ospite più adatto.

Non appena sull’ospite le pulci iniziano immediatamente a cibarsi. La deposizione delle prime feci avviene entro 8-9 minuti dall’inizio del pasto. Le dimensioni di un maschio e di una femmina appena emersi dal bozzolo sono molto simili. Tuttavia, dopo che i parassiti iniziano a nutrirsi, il peso della femmina aumenta del 140% in 48 ore, e quello del maschio meno del 20%. La maggior parte dell’incremento corporeo della femmina è dovuto al sangue ingerito. Le femmine infatti sono state viste cibarsi per più di 3 ore di seguito, mentre i maschi per un massimo di venti minuti. Una femmina di pulce consuma circa 13.6 m l di sangue al giorno, equivalente a 15.15 volte il suo peso corporeo.

Dopo un rapido passaggio attraverso il tratto intestinale della pulce adulta, il sangue viene escreto in segmenti arciformi di materiale secco, bruno-nerastro, che cadono dal pelo insieme alle uova e servono da cibo per le larve.

L’assunzione di sangue è necessaria prima dell’inizio della riproduzione. Una pulce femmina si accoppia con più maschi ed inizia a deporre le prime uova entro 24-48 ore dal suo primo pasto di sangue. Lo sperma dei maschi viene immagazzinato in una spermateca e feconda le uova quando esse passano dalle vie riproduttive femminili. A causa delle altissime perdite durante lo sviluppo larvale (si pensa che solo il 5% delle uova deposte arrivi allo stadio adulto) le pulci hanno un grandissimo potenziale riproduttivo. Se non disturbate dall’attività di pulizia dell’ospite, esse arrivano a produrre sino a 40-50 uova al giorno. Si calcola che una pulce femmina possa produrre uova per più di 100 giorni, arrivando a deporre in media 2000 uova nell’arco della sua vita.

Il ciclo riproduttivo completo delle pulci può durare da un minimo di 12-14 giorni ad un massimo di parecchi mesi, a seconda delle condizioni ambientali e dal tempo di permanenza della pupa nel bozzolo. Nella maggior parte dei casi, comunque, un ciclo si completa in 3 o 4 settimane.

 

Malattie trasmesse e causate dall’infestazione da pulci

Le pulci possono causare o essere vettrici di numerose malattie, a volte pericolose, sia per l’ uomo, sia per gli animali.

La dermatite allergica da pulci è causata da fenomeni di ipersensibilità nei confronti di componenti salivari con alto peso molecolare (6-58kD), ed è una delle cause più frequenti di prurito nel cane e nel gatto.

L’incidenza di allergia al morso delle pulci nei cani atopici è significativamente maggiore, se confrontata con l’incidenza nella popolazione generale. Questo fatto suggerisce che l’atopia possa essere un importante fattore predisponente per questa malattia. Si stima che sino all’ottanta per cento dei cani atopici che vivono in aree infestate da pulci soffra di allergia al morso di questi insetti.

Il sintomo più frequente nel cane è il prurito, che si manifesta con mordicchiamento, leccamento e grattamento nella regione pelvica, alla base della coda, sulla faccia laterale delle cosce e nella regione inguinale. La dermatite piotraumatica autoindotta (Hot spots) in queste zone può essere la prima manifestazione di prurito intenso e improvviso dovuto al morso delle pulci. Nei casi cronici può venire coinvolta tutta la regione dorsolombare, che può apparire gravemente alopecica.

Le uniche lesioni primarie osservabili in corso di allergia alle pulci sono piccole papule, riferibili al morso dell’insetto. Numerose invece sono le lesioni secondarie al grattamento, quali erosioni, croste e alopecia autoindotta. Nei casi cronici si osservano lichenificazione, iperpigmentazione, seborrea e, nel pastore Tedesco, noduli fibro-pruritici, specialmente nelle aree lombari. Inoltre si osserva frequentemente una piodermite secondaria, che può contribuire ad aumentare il prurito.

Le lesioni cliniche nel gatto sono variabili. Si possono osservare dermatite miliare, alopecia autoindotta, sull’addome e sulla regione inguinale, e/o placche eosinofiliche. Alcuni gatti mostrano segni simili a quelli nel cane, con alopecia nelle aree lombosacrali a volte associata a coinvolgimento della regione del collo, con piccole croste miliari.

Il prurito e il continuo grattamento di animali infestati può causare disagio ai proprietari, e in alcuni individui questo può degenerare in psicosi (entomofobia).

Anemia, carenza di ferro e morte sono state riportate in cani, gatti, capre, bovini, pecore e bambini, se infestati pesantemente.

Tramite il morso o l’ingestione della pulce possono venire trasmessi all’ospite molti organismi, tra i quali le rickettsie del tifo murino (Rickettsia typhi), capaci di causare malessere e febbre nell’uomo. Negli Stati Uniti sono stati descritti nell’uomo casi mortali di peste (Yersinia pestis) associati alla presenza di gatti infetti, ed è stato ipotizzato che la pulce del gatto potesse esserne un vettore. Il ruolo di vettore è stato inoltre accertato anche per Bartonella henselae, agente eziologico della malattia da graffio del gatto. La specie Bartonella comprende piccoli batteri Gram-negativi, emotropi che vengono trasmessi all’animale da artropodi vettori, quali pulci e zecche.

B. henselae è stata isolata da gatti clinicamente sani e da persone affette da malattia da graffio di gatto. Una specie molto simile, B.clarridgeiae comprende circa il 10% delle Bartonelle isolate da gatti asintomatici e questa specie è stata isolata da un gatto di casa che graffiando il proprietario causò la formazione di una papula nella sede del trauma, febbre e linfoadenomegalia regionale. In una bassa percentuale di gatti infetti sono state isolate B. henselae e B.clarridgeiae contemporaneamente.

Studi epidemiologici condotti sulla popolazione felina negli Stati Uniti hanno accertato che la prevalenza di sieropositività aumenta con l’età, in climi caldi e umidi, ed è maggiore tra i gatti randagi e in quelli infestati dalle pulci.

La trasmissione dell’agente infettivo tra felini avviene soltanto in presenza dell’insetto vettore. Dopo l’inoculazione B. henselae si localizza all’interno degli eritrociti inducendo una fase batteriemica che può persistere sino a 22 mesi. Alcuni autori suggeriscono che B. henselae possa successivamente infettare le cellule endoteliali e i macrofagi andandosi a localizzare nei diversi organi dell’ospite. In uno studio è stata recentemente dimostrata la presenza del DNA di Bartonella nei linfonodi, nel fegato, nel cuore, nelle reni, nel polmone e nel cervello di gatti pathogen free infettati sperimentalmente con B. henselae o B.clarridgeiae.

A dispetto della batteriemia persistente l’infezione in questa specie è subclinica e non esiste una correlazione costante tra batteriemia e quantità e durata della produzione anticorpale nei gatti infetti.

Per questo motivo la ricerca degli anticorpi specifici col test di immunofluorescenza indiretta (IFA) non è di grande significato clinico. Il metodo più accurato per diagnosticare l’infezione attiva è l’emocoltura.

Purtroppo non sono disponibili vaccini per questa malattia, mentre è altamente raccomandabile una rigorosa profilassi antipulci per quei gatti che conducono vita semirandagia.

Ctenocephalides felis è inoltre l’ospite intermedio della filaria Dipetalonema reconditum, un nematode poco patogeno a localizzazione sottocutanea. Molti cestodi, infine, possono venire trasmessi da C. felis, tra cui il Dipylidium caninum, la comune tenia del cane e del gatto, che può colpire anche il bambino. Le larve delle pulci ingeriscono le uova contenute nelle proglottidi della tenia, dalle uova si sviluppano cisticercoidi che si incistano nei muscoli della pulce. Se il cane o il gatto ingeriscono la pulce infestata, i cisticercoidi si liberano nell’intestino del carnivoro e vi si annidano.

Controllo delle pulci

Perché il controllo delle pulci sia veramente efficace è necessario che i prodotti antiparassitari applicati rispondano a tre requisiti:

  •  capacità di uccidere i parassiti adulti sull’animale

  •  capacità di diminuire o eliminare completamente le riserve ambientali (regolatori della crescita)

  •  capacità di prevenire ulteriori infestazioni sull’animale e nell’ambiente (lungo effetto residuo)

Come eseguire un controllo delle pulci efficace

Per un controllo veramente efficace, in ogni caso l’uso di un adulticida va sempre associato a quello di un inibitore della crescita. Inoltre vanno trattati tutti gli animali di casa, e non solo quelli allergici, poiché quelli asintomatici possono fungere da riserva di nuove pulci per quelli sensibili.

Di seguito alcune opzioni diverse, applicabili a seconda della situazione:

Adulticidi

  • gatti adulti e cani piccoli e a pelo corto possono venire trattati una volta al mese con imidacloprid, selamectina o fipronil spot on fra le scapole, almeno da aprile a novembre, meglio se tutto l’anno.

  • cani di taglia media o grande e quelli con il pelo lungo e folto vanno preferibilmente trattati con spray a base di fipronil o di permetrina microincapsulata una volta al mese almeno da aprile a novembre, meglio se tutto l’anno.

  • gattini e cuccioli si possono trattare con le polveri, almeno una volta alla settimana, sino a che raggiungano un’età adeguata per venire trattati con i prodotti menzionati sopra.

Regolatori della crescita

  • gli ambienti chiusi con solo uno o due animali si trattano al meglio con uno spray a base di metoprene applicato in casa una sola volta, seguito dalla somministrazione mensile di lufeneron per bocca agli animali di casa per tutto l’anno.

  • in ambienti domestici con più di due animali è invece più conveniente utilizzare sempre lo spray per ambienti a base di metoprene, una volta ogni 3 mesi durante tutto l’anno.

Misure meccaniche di controllo delle pulci

Alcune misure meccaniche di controllo delle pulci negli ambienti interni aiutano molto a diminuire la carica infestante. Le superfici dure e lavabili devono venire pulite regolarmente per rimuovere i tutti i detriti organici, di cui si cibano le larve. Passare l’aspirapolvere può eliminare il 20% delle larve e sino al 59% delle uova (8), dei detriti organici e delle feci delle pulci, che costituiscono una parte fondamentale della nutrizione delle larve. L’aspirapolvere inoltre solleva le fibre dei tappeti e delle moquettes, favorendo la successiva penetrazione degli spray. Lenzuola, copriletti e coperte che ricoprono le cucce dovrebbero venire lavati alla temperatura più elevata possibile.

Al contrario si sconsiglia di lavare con acqua i tappeti o la moquette, poiché l’umidità favorisce molto la schiusa delle uova e lo sviluppo larvale.

Le più frequenti cause di fallimento

Il controllo delle pulci va eseguito scrupolosamente e in modo continuativo da parte del proprietario, per ottenere la massima efficacia. La compliance del cliente è il fattore più importante per il successo del controllo delle pulci. Se i segni di infestazione e/o di allergia dovessero recidivare, la causa dipende per lo più da un errore nello svolgimento del controllo alle pulci, ricercabile uno o più di questi fattori:

  • utilizzo di prodotti inefficaci

  • dose insufficiente o applicazione insufficiente (ad esempio non a tutta la casa)

  • uso di adulticidi senza inibitori della crescita, o vice versa

  • periodo troppo lungo fra le applicazioni dei prodotti

Chiedere informazioni approfondite al cliente su come esegue il controllo delle pulci quasi sempre porta all’identificazione dell’errore. Starà al veterinario spiegare nei minimi particolari come si esegue un buon controllo delle pulci e convincere il proprietario a correggere eventuali errori.

Infestazione da zecche

L’animale contrae l’infestazione di zecche passando in campi infestati, specialmente nella stagione più calda. Le patologie causate dal morso delle zecche sono diverse e vanno dalla semplice irritazione cutanea ad una pericolosa anemia, ad esempio in un cucciolo massicciamente infestato. La paralisi per produzione di tossine, tipica degli ixodi, è molto rara in Italia. Le zecche sono vettrici di molte malattie, quali la babesiosi, la erlichiosi, la tularemia, la rickettsiosi e la borreliosi. A livello cutaneo i morsi delle zecche possono essere importanti porte di ingresso per batteri con sviluppo di infezioni secondarie e persino di grossi ascessi.

Terapia e prevenzione

Quando gli animali sono infestati, è importante staccare le zecche al più presto, per evitare la trasmissione di eventuali agenti patogeni. Se le zecche sono poche, queste possono venire rimosse manualmente, uccidendo il parassita sull’ospite imbevendolo di insetticida, staccandolo con una leggera rotazione. E’ importante evitare di lasciare il rostro della zecca infisso nella cute, poiché potrebbe provocare reazioni cutanee da corpo estraneo. Se l'infestazione è importante, è meglio eseguire una spugnatura con amitraz (0.05-0.1%) per la loro completa rimozione.

Per prevenire l'infestazione da zecche è importante evitare che il cane passi in campi di erba alta senza avere sul mantello una protezione efficace. Questa può essere fornita di spray antiparassitari a base di permetrina microincapsulata o di fipronil. E' anche in commercio un collare a base di amitraz che sembra dia buoni risultati. E' comunque molto importante controllare l'animale ogni sera quando si è rientrati a casa, soprattutto in alcune zone corporee più nascoste, quali gli spazi interdigitali, gli inguini e le ascelle.

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