Università degli Studi di Napoli Federico II

Facoltà di Medicina e Chirurgia

Dipartimento di Patologia Sistematica

Sezione di Dermatologia

Facoltà di Medicina Veterinaria

Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie

Sezione di Clinica Medica

AMBIENTE  ANIMALI  E  CUTE

CORSO  TEORICO  PRATICO

6-7 dicembre 2002

 
Relazioni

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IL BAMBINO E L’ANIMALE DOMESTICO
C. Gelmetti

Istituto di Scienze Dermatologiche dell’Università di Milano
IRCCS "Ospedale Maggiore" di Milano

 

Il problema dei rapporti tra il bambino e l’animale domestico è molto complesso e va al di là dei classici stereotipi che vedono contrapposte due visoni antagoniste: la prima vede l’animale domestico come foriero di infezioni ed infestazioni catastrofiche, la seconda vede lo stesso animale come panacea di tutti i mali ed anzi educatore in seconda per eccellenza. In realtà il termine di animale domestico è relativamente elusivo e varia ovviamente a secondo delle differenti realtà nazionali [1] ed anche a secondo delle realtà socio-economiche locali. Per quanto riguarda il primo aspetto è indubbio che gli animali domestici di un bambino europeo o nordamericano non coincidono obbligatoriamente con quelli di un bambino orientale o sudamericano. Per quanto riguarda il secondo aspetto è chiaro che, anche senza considerare i classici acari della polvere, non possiamo non considerare domestici quegli animali (come gli scarafaggi) che sono presenti in una considerevole percentuale delle abitazioni.

Una domanda di interesse generale riguarda il dubbio se la coabitazione tra animali domestici e il bambino possa arrecare gravi malattie (es. tumori) in quest’ultimo? Il possibile ruolo di infezioni zoonotiche nello sviluppo della leucemia umana è stato recentemente studiato su di un campione di 2359 casi di leucemia acuta. Il risultato di tale studio non ha evidenziato alcuna relazione tra il possesso di un qualsiasi animale domestico e la leucemia acuta infantile, Inoltre non si è trovato alcun legame nemmeno tra animali malati e leucemia infantile [2].

Un secondo quesito generale riguarda l’espressione clinica delle zoonosi nel bambino rispetto all’adulto. Un recente studio riguardante la Febbre Q ha, ad esempio, dimostrato che i bambini sono anch’essi frequentemente esposti alla C. burnetii. Essi sono però più facilmente asintomatici ed hanno di solito una malattia meno grave. La forma acuta della Febbre Q si manifestava più comunemente con uno stato febbrile autolimitante mentre la forma cronica della stessa malattia può dare endocardite ed osteomielite [3].

A prescindere dal rischio delle comuni dermatofizie veicolate preferenzialmente dagli animali randagi di piccola taglia, per rimanere allo stereotipo di questi animali domestici (i classici cani e gatti) vi sono comunque molte domande ancora aperte. C’è una relazione tra esposizione ad allergeni di animali domestici e lo sviluppo dell’atopia? Se tale relazione esiste, è lineare o no? Tale relazione può essere differente a secondo dei singoli allergeni? Tale relazione può essere dipendente dalla presenza di cofattori (es: inquinamento)?

La risposta a questa ultima domanda sembra essere abbastanza chiara dallo studio di Melsom et al. in cui l’asma era minore nei bambini che dormivano in presenza di animali nell’abitazione ma era maggiore in chi aveva dei parenti fumatori o viveva in case alimentate da combustibili molto fumogeni [1].

Al contrario di quanto si è sempre affermato negli ultimi 10-20 anni in campo allergologico, alcune osservazioni sembrano dimostrare che avere un gatto protegga dalle allergie dato che l’esposizione ad alti livelli di allergeni del felino modificherebbe la risposta Th2 con presenza di IgG4 e senza risposta IgE (induzione della tolleranza) [4].

Per quanto riguarda i cani, lo studio prospettico di Remes et al. che riguarda ben 1246 bambini aurruolati alla nascita e seguiti fino all’età di 13 anni arriva alle conclusioni che l’esposizione al cane in epoca infantile potrebbe prevenire lo sviluppo di sintomi asmatiformi , per lo meno nei bambini a basso rischio senza un’anamnesi familiare positiva per asma. In ogni caso una precoce esposizione ad animali domestici non sembra influenzare significativamente il rischio di sensibilizzazione allergica [5].

Un altro studio conferma che il rischio di sensibilizzazione allergica sembra essere più basso nei bambini cresciuti nelle fattorie e negli adulti che avevano un cane nell’infanzia [6]. Il razionale di ciò consisterebbe nel fatto che una maggiore esposizione ai microbi in genere, e particolarmente alle endotossine (vedi tabella n 1), nell’infanzia potrebbe contribuire a diminuire il rischio di atopia.

Tabella n 1

Le Endotossine sono un costituente della capsula dei batteri Gram-negativi, patogeni (E. coli, Salmonella, Shigella, Neisseria, Pseudomonas, Haemophilus, ed altri) o non patogeni.

Sono complessi lipopolisaccaridici di cui la tossicità è data dal componente lipidico mentre l’immunogenicità, dal componente polisaccaridico . Le principali differenze tra le endotossine e le esotossine batteriche sono elencate nelle tabella seguente:

PROPRIETA'

ENDOTOSSINE

ESOTOSSINE

NATURA CHIMICA 

Lipopolisaccaride

(mw = 10kDa)

Proteina   

(mw = 50-1000kDa)

RELAZIONE CON CELLULA 

Parte della membrana

non diffusibile

Extracellulare            

diffusibile

DENATURATA DA BOLLITURA

No

Sì, di solito

               

 

 

ANTIGENICITA

 

 

 

FORMA TOSSOIDI

No

Sì              

 

 

 

POTENZA

Relativamente basso

(>100 mg)

Relativamente alto

(1 mg)

SPECIFICITA’

Basso grado

Alto grado               

ATTIVITA ENZIMATICA

No

Sì, di solito

PIROGENICITA’

Occasionalmente   

In conclusione, per alcuni autori avere un cane o un gatto (o scarafaggi) in casa espone ad un maggiore esposizione alle endotossine e può quindi contribuire ad un minor rischio di sviluppare atopia . Ambienti con altri animali di compagnia (come topolini) e non (le formiche) e che hanno livelli normali di endotossine sarebbero invece indifferenti.

Tale visione, forse un po’ semplicistica, non è però stata confermata ma, anzi, è stata recentemente contestata. Litonjua et al.[7] hanno studiato 226 bambini minori di 5 anni per un periodo di 4 anni e hanno osservato che un’elevata esposizione alle endotossine ed agli allergeni degli scarafaggi era associata con un aumentato rischio di " wheezing" nel corso del periodo di osservazione, confermando però la presenza di cani e gatti era associata con un rischio di "wheezing" diminuito. Gi autori quindi concludono che l’associazione negativa tra l’esposizione a cani e gatti sembra essere indipendente dagli effetti delle endotossine e suggeriscono quindi che l’esposizione a queste ultime e l’esposizione agli animali domestici influenzi due meccanismi diversi nel corso dello sviluppo del sistema immune.

Le nostre conclusioni possono quindi essere:

  • gli animali domestici non arrecano, di per sé, malattie gravi;

  • gli animali domestici non arrecano, di norma, allergie; anzi le riducono;

  • gli animali domestici arrecano, quasi sempre, benefici psicologici ai bambini sani e malati;

  • gli animali domestici, di norma, sono più benefici che malefici;

  • gli inquinanti domestici (es. fumo) ed ambientali sono molto più pericolosi, specialmente ai bambini.

  •  

    Bibliografia

    Melsom T. et al.

    Asthma and indoor environment in Nepal

    Thorax 2001; 56: 477-81

     

    Swensen A.R. et al. 

    Pet ownership and childhood acute leukemia (USA and Canada) 

    Cancer Causes Control 2001; 12: 301-3

     

    Maltezou H.C, Raoult D. 

    Q fever in children 

    Lancet Infect Dis 2002; 2: 686-91

     

    Custovic A, Woodcock A. 

    Exposure and sensitization in infants and children 

    Curr Opin Allergy Clin Immunol 2001; 1: 133-8

     

    Remes S.T. et al. 

    Dog exposure in infancy decreases the subsequent risk of frequent wheeze but not of atopy 

    J Allergy Clin Immunol 2001; 108: 509-15

     

    Heinrich J, Gehring U, Douwes et al. 

    Pets and vermin are associated with high endotoxin levels in house dust 

    Clin Exp Allergy 2001; 31: 1839-45

     

    Litonjua A.A, Milton D.K, Celedon J.C. et al. 

    A longitudinal analysis of wheezing in young children: The independent effects of early life exposure to house dust endotoxin, allergens, and pets 

    J Allergy Clin Immunol 2002; 110: 736-742

     

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