La diagnostica sierologica delle malattie bollose
autoimmuni viene eseguita routinariamente mediante l’immunofluorescenza
indiretta. Questa metodica spesso non riesce a discriminare tra le diverse
patologie che pur presentando lo stesso pattern hanno un diverso target
antigenico. Così di fronte ad un marcaggio intercellulare o della membrana
basale non sappiamo verso quale/i antigene/i desmosomiale/i o della
giunzione dermo-epidermica sono diretti gli autoanticorpi circolanti, non
riuscendo a fare diagnosi di precisione tra i diversi sottotipi di
patologie.
L’Immunoblotting (IB) è una delle metodiche
sierologiche capace di individuare la specificità antigenica nelle diverse
malattia bollose autoimmuni. E’ una metodica relativamente semplice che
utilizza estratti proteici che contengono gli antigeni target che vengono
estratti da tessuti umani, epidermide e derma, da tessuti animali quali la
mucosa bovina, e da culture cellulari cheratinocitarie e amniotiche.
Queste proteine vengono denaturate, caricate su un gel di poliacrilamide e
separate per elettroforesi in base al loro peso molecolare. Le proteine
così separate vengono poi transferite elettroforeticamente su una membrana
inerte di nitrocellulosa per facilitarne i successivi passaggi:
incubazione con il siero del paziente, utilizzo di antisieri coniugati e
rivelazione.
E’ una metodica che oltre a presentare un’ottima
specificità presenta una buona sensibilità diagnostica. Nel pemfigo l’IB
ha in media una buona sensibilità per l’antigene del pemfigo volgare la
desmogleina 3 (80%), mentre la sua sensibilità diagnostica per l’antigene
del pemfigo superficiale, la desmogleina 1, è nettamente inferiore (53%).
Nel pemfigo paraneoplastico molti sono gli antigeni target che
caratterizzano immunologicamente la patologia, ma quelli che maggiormente
sono evidenziati in IB e quindi diagnostici di malattia sono la
periplachina (94%) e l’envoplachina (91%). La sensibilità diagnostica
dell’IB nelle malattie bollose autoimmuni intraepidermiche, è comunque
strettamente correlata alla scelta del tipo di lisato proteico utilizzato.
Sensibilità diagnostica dell’immunoblotting per i
principali antigeni target delle malattie bollose autoimmuni
intraepidermiche.
Dsg3: desmogleina 3
Dsg1: desmogleina 1
Per: periplachina
Env: envoplachina
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Al contrario la diagnostica sierologica delle malattie
bollose della giunzione dermo- epidermica, non sembra dipendere dal lisato
proteico scelto. Su 794 casi di pemfigoide bolloso (PB) studiati l’IB ha
permesso la diagnosi nel 79% dei casi, individuando l’antigene maggiore di
230 kDa nella metà dei casi circa, mentre l’antigene minore di 180 kDa è
stato evidenziato nel 24% dei casi e l’associazione 230-180 kDa nel 25%
dei casi. Al contrario nell’Herpes gestationis l’antigene maggiormente
rappresentato è l’antigene di 180 kDa che si è evidenziato nel 67% dei
casi studiati. Il pemfigoide delle mucose (PM) presenta invece nell’84%
dei casi studiati, una reattività diretta verso l’antigene minore del
pemfigoide bolloso di 180 kDa o verso l’antigene di 97kDa. Infine
nell’epidermolisi bollosa acquisita, l’utilizzo del lisato proteico
appropriato risulta fondamentale, proprio per la difficoltà di diagnosi
sierologica in questa patologia. L’estratto dermico apparentemente non è
appropriato in quanto presenta una sensibilità diagnostica insufficiente
(33%), mentre il lisato di cellule amniotiche (cellule WISH) permette di
fare diagnosi nel 62%.
Immunoblotting su estratto di cheratinociti: reattività
dirette verso i diversi antigeni target
230 kDa : antigene maggiore del
pemfigoide bolloso
180 kDa : antigene minore del
pemfigoide bolloso
160 kDa: desmogleina 1 antigene
del pemfigo superficiale
130 kDa: desmogleina 3 antigene
del pemfigo volgare
Sensibilità diagnostica dell’immunoblotting nelle
principali malattie bollose autoimmuni della giunzione dermo-epidermica
utilizzando differenti lisati
PB: pemfigoide bolloso
HG: herpes gestationis
PM: pemfigoide delle mucose
EBA: epidermolisi bollosa
acquisita
L’IB è quindi una metodica che presenta un elevata
specificità e una grande sensibilità a condizione di utilizzare il lisato
appropiato: i lisati cheratinocitari e quelli animali di origine bovina
per la diagnosi del pemfigo volgare e superficiale, l’epidermide umana per
la diagnosi del pemfigoide bolloso e delle sue varianti, e le colture di
cellule WISH per la diagnosi dell’epidermolisi bollosa acquisita. Inoltre
recentememte l’utilizzo di proteine ricombinanti ha ulteriormente
aumentato la sensibilità diagnostica di questa metodica.
Infine oltre al potere diagnostico l’IB, proprio per la
sua capacità ad individuare gli antigeni specifici di malattia, risulta
una metodica fondamentale e insostituibile per la ricerca clinica.
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