Università degli Studi di Napoli Federico II

Facoltà di Medicina e Chirurgia

Dipartimento di Patologia Sistematica

Sezione di Dermatologia

Facoltà di Medicina Veterinaria

Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie

Sezione di Clinica Medica

AMBIENTE  ANIMALI  E  CUTE

CORSO  TEORICO  PRATICO

6-7 dicembre 2002

 

Indice delle relazioni

Indice per Autori

Indice per relatori

   

 

 

LE DERMATOFITOSI NEGLI ANIMALI DOMESTICI

R. Cerundolo

Department of Clinical Studies

School of Veterinary Medicine

University of Pennsylvania

U.S.A.

 

Eziologia e patogenesi

La dermatofitosi è un’infezione fungina delle strutture cutanee cheratinizzate che colpisce prevalentemente gli animali domestici, quali: il gatto, il cavallo ed il bovino. Meno frequentemente sono colpiti il cane, il coniglio ed altri animali. I dermatofiti isolati più frequentemente in medicina veterinaria sono quelli zoofili quali M canis, T equinum, T. mentagrophytes, T. verrucosum, M. nanum e quelli geofili, quali M. gypseum. Fattori geografici possono influenzare l’incidenza di un micete rispetto ad un altro.

Nei gatti, stati di immunodeficienza come quelli causati dal FIV (virus dell’immunodeficienza felina) o l’immunosopressione in corso di terapie antinfiammatorie o immunosoppressive possono predisporre ad infezioni particolarmente gravi. Nei cuccioli e nei cani giovani o nei soggetti con malattie endocrine od infettive possono immunodeprimere il paziente favorendo l’insorgenza clinica e la diffusione della malattia. Una predisposizione genetica in gatti di razza Persiana od in cani di razza Yorkshire terrier sembra possibile vista la frequenza con cui queste due razze sono colpite rispetto alle altre.

Sintomatologia

La sintomatologia clinica è caratterizzata dalla presenza di aree focali o multifocali di alopecia con presenza di scaglie o di aree con pelo spezzato. Frequente è anche la presenza di follicoliti con papule e pustole e successivamente croste. Infezioni batteriche secondarie sono possibili con contemporanea presenza di prurito. Dermatofiti, quale M. canis, ben adattato alla specie felina e canina, produce una risposta infiammatoria minima, mentre M. gypseum o T. mentagrophytes determinano una risposta infiammatoria più grave. Le aree cutanee più frequentemente colpite sono la faccia e gli arti. Altre manifestazioni cliniche sono il kerion, il pseudomicetoma e le onicomicosi. Il kerion è una reazione nodulare coinvolgente il derma con frequente presenza di ulcere e tragitti fistolosi dovuti alla contemporanea presenza di un’infezione da dermatofiti e batteri. Il pseudomicetoma è stato riportato frequentemente nel gatto ed è caratterizzato da noduli sottocutanei che possono ulcerare con presenza di tragitti fistolosi. Le onicomicosi sono infrequenti ed in genere causate da T. mentagrophytes e caratterizzate da unghie fragili e deformi.

 

Fig 1 – Alopecia ed eritema della faccia in un Jack Russel terrier infetto da T. mentagrophytes

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Fig 2 – Aree multifocali di alopecia della faccia di un cucciolo di Boxer infetto da M. canis

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Diagnosi differenziale

Le dermatofitosi sono erroneamente sovradiagnosticate nel cane in quanto la presentazione clinica è simile alla follicolite batterica ed alla demodicosi. Nei gatti, specialmente quelli di razza Persiana, la dermatofitosi andrebbe sospettata in ogni paziente con problemi cutanei, quali la dermatite miliare, l’otite ceruminosa e l’acne del mento.

Diagnosi

La predisposizione di razza, l’ambiente in cui vive il paziente e la sintomatologia clinica possono spesso suggerire una dermatofitosi ma le indagini diagnostiche sono fondamentali per confermare il sospetto clinico.

L’esame microscopico del pelo può evidenziare la presenza di spore lungo il fusto ma la loro visualizazzione può risultare difficile ad una persona inesperta. L’esame con la lampada di Wood è utile sia per identificare infezioni da M. canis, anche se non tutti i ceppi provocano fluorescenza, sia come screening per campionare peli da osservare al microscopio o da mettere in coltura. Purtroppo la lampada di Wood viene spesso usata inappropriatamente ed i suoi risultati interpretati in modo erroneo. L’esame colturale su terreni, quali DTM, Dermasel o Sabouraud, e` il test diagnostico d’elezione perchè consente di valutare le caratteristiche macroscopiche della colonia e tipizzare i macroconidi al microscopio. L’esame colturale del pelo di altri animali che vivono a contatto con il paziente va sempre effettuato per escludere la presenza di soggetti affetti con lesioni sub-cliniche o portatori sani. Talvolta, nelle forme atipiche e/o che mimano malattie autoimmuni (come un pemfigo foliaceo) è indicata la biopsia cutanea al fine di effettuare l’esame istologico. La colorazione con ematossilina ed eosina può anche essere sufficiente a mostrare le spore, nel dubbio è indicata la colorazione PAS.

Terapia

Il successo della terapia dipende dalla rapida formulazione della diagnosi e dal tempestivo inizio del trattamento con farmaci adeguati. La guarigione spontanea è rara, a volte può essere autolimitante ma può richedere diversi mesi dipendendo dall’ospite e dal suo sistema immunitario. È comunque sempre preferibile trattare i pazienti sia per il rischio zoonosico, sia per diminuire la carica ambientale, sia per accelerare la guarigione dell’animale.

La terapia sistemica più che quella topica è quella più frequentemente effettuata negli animali. In animali con pelo lungo e per diminuire e prevenire la carica sporigena ambientale si consiglia inoltre di eseguire la tricotomia e lo shampoo con imidazolici. La terapia sistemica prevede l’uso di griseofulvina (25-30 mg/kg BID), terbinafina (10 mg/kg BID) oppure in alternativa gli imidazolici (5-10 mg/kg/die) mediamente per 6-12 settimane, almeno due oltre la negativizzazione degli esami micologici.

Aspetti zoonotici

Gli aspetti zoonotici delle dermatofitosi sono un serio problema sopratttutto quando gli animali affetti vivono a contatto con persone immunodepresse o bambini. Persone con sistema immunitario normale possono anche non contagiarsi ma naturalmente dipende dal dermatofita coinvolto e dalla durata dell’esposizione. Sebbene l’infezione possa anche avvenire tra persone affette, la presenza di un animale, in particolare i gatti di razza Persiana, deve far sospettare il possibile contagio gatto-uomo. Il contagio dall’uomo agli animali è pero’ anche possibile come riportato in un caso di infezione da T. rubrum.

Nel caso si sospetti una dermatofitosi gli animali affetti dovrebbero essere manipolati con cautela (guanti, ecc) e la diagnosi andrebbe effettuata al più presto inviando campioni di tessuto affetto al laboratorio, specificando il sospetto clinico.

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