I micobatteri atipici sono microrganismi saprofiti e
generalmente non patogeni, Gram positivi ed a forma bastoncellare. Quelli
segnalati più frequentemente in medicina veterinaria sono: M. chelonae,
M. fortuitum, M. peregrinum, M. abscessus, M.
smegmatis, M. phlei, M. vaccae, M. flavescens,
M. termoresistibile. I cani ed i gatti sono più soggetti alle
infezioni rispetto alle altre specie animali. Diversi tipi di micobatteri
possono causare patologie primarie od essere coinvolti nella patogenesi di
lesioni quali agenti opportunisti. L’infezione è spesso la conseguenza
della contaminazione di una ferita cutanea con terreno, materiale in
decomposizione od acqua stagnante.
Nei gatti stati di immunodeficienza come quelli causati
dal FIV (virus dell’immunodeficienza felina) o l’immunosoppressione in
corso di terapie antinfiammatorie o immunosoppressive possono predisporre
ad infezioni particolarmente gravi.
Sintomatologia
La sintomatologia clinica nel cane e nel gatto è
caratterizzata dalla presenza di; noduli cutanei che possono fistolizzare,
erosioni/ulcerazioni e panniculite Le aree cutanee coinvolte, spesso
dolenti, sono la faccia, i padiglioni auricolari esterni, gli arti, la
coda ma più frequentemente l’addome dove è abbondante la presenza di
grasso sottocutaneo. Raramente le infezioni possono generalizzare
coinvolgendo organi interni.
Fig 1 – Lesione ulcerativa del padiglione auricolare in corso di
lebbra canina

Fig 2 - Pannicolite con fistolizzazione causata da Mycobacterium
fortuitum

Diagnosi differenziale
Le micobatteriosi atipiche sono patologie infrequenti
negli animali ma è anche probabile che siano sottostimate perché
scarsamente riconosciute e diagnosticate. Negli anni passati erano
raramente incluse nella diagnosi differenziale di pazienti con noduli
cutanei e fistole od ulcere con scarsa tendenza alla guarigione. La
mancanza di risposta ai comuni antibiotici dovrebbe inoltre far sospettare
infezioni con microrganismi insoliti. Nella diagnosi differenziale di
pazienti presentati con tale quadro sintomatologico vanno considerate
nocardiosi, actinomicosi e actinobacillosi.
Diagnosi
L’anamnesi di traumi o ferite e la mancata guarigione
nonostante terapie antibiotiche prolungate, in associazione ad una
sintomatologia caratteristica, dovrebbero far sospettare una
micobatteriosi.
L’esame citologico del materiale raccolto da fistole o
da noduli mediante ago aspirato deve essere colorato con il metodo
Ziehl-Nielsen. Purtroppo anche tale colorazione a volte può non far
evidenziare i bacilli.
L’esame colturale è essenziale per confermare
l’infezione, identificare la specie coinvolta e selezionare l’antibiotico
appropriato sulla base del risultato dell’antibiogramma. L’invio di
tamponi con materiale purulento/necrotico od ancora meglio tessuto affetto
è richiesto per un esame colturale. I micobatteri atipici crescono
abbastanza rapidamente (le colonie sono visibili dopo qualche giorno
dall’incubazione) ma la loro identificazione è difficile.
L’esame istologico e le tecniche di colorazione con
ematossilina-eosina possono raramente rendere visibili i micobatteri che
sono più facilmente evidenziati con la colorazione ZN. L’immunoistochimica
può essere di aiuto nella diagnosi.
Recentemente le tecniche di biologia molecolare, quali
la polymerase chain reaction (PCR), si sono dimostrate valide non solo
nella diagnosi ma anche nell’identificazione del micobatterio coinvolto.
Terapia
La guarigione spontanea è rara. La terapia è spesso
ritardata poiché se non si sospetta clinicamente tale patologia il
laboratorio non effettua di routine la coltura sui terreni specifici per
micobatteri. La guarigione nonostante la terapia chirurgica e medica può
essere difficile perchè l’antibiotico resistenza sta diventando un
problema crescente.
L’escissione chirurgica della lesione nodulare o del
tessuto infetto è il trattamento di scelta per ogni tipo di
micobatteriosi, sebbene le recidive post-chirurgiche possano essere
frequenti. La pulizia chirurgica dell’area colpita dovrebbe essere
radicale, per rimuovere quanto più tessuto affetto possibile. Al
trattamento chirurgico deve poi far seguito la terapia medica con
antibiotici, quali: claritromicina, amikacina, doxiciclina o
fluorochinoloni che possono essere scelti empiricamente perché di solito
efficaci ma l’esame batteriologico è fondamentale per esser certi di
trattare il paziente con l’antibiotico adatto.
La terapia medica senza l’effettuazione dell’esame
batteriologico e dell’ antibiogramma può facilmente portare ad insuccessi
terapeutici perché è stata segnalata per i vari micobatteri una diversa
sensibilità. M. smegmatis è il più sensibile ai vari antibiotici,
mentre M. chelonae è il più resistente. M. fortuitum e M.
smegmatis sono generalmente sensibili alla doxiciclina (5 mg/kg BID)
ed ai fluorochinolonici (5 mg/kg BID) mentre M. chelonae ne è
resistente. M. chelonae è generalmente sensibile alla
claritromicina (5-7.5 mg/kg BID) od alla clofazimina (3-8 mg/kg SID). I
micobatteri atipici sono generalmente resistenti ai farmaci
antitubercolari.
Aspetti zoonotici
La trasmissione da animali affetti all’uomo è
possibile. Nel caso si sospetti tale patologia gli animali affetti
dovrebbero essere manipolati con cautela (ad es. guanti), la diagnosi
andrebbe effettuata al più presto inviando campioni di tessuto affetto al
laboratorio specificando il sospetto diagnostico. C’è in letteratura un
solo caso in cui è stata sospettata l’infezione dal gatto all’uomo.
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