Università degli Studi di Napoli Federico II

Facoltà di Medicina e Chirurgia

Dipartimento di Patologia Sistematica

Sezione di Dermatologia

Facoltà di Medicina Veterinaria

Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie

Sezione di Clinica Medica

AMBIENTE  ANIMALI  E  CUTE

CORSO  TEORICO  PRATICO

6-7 dicembre 2002

 
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PEMFIGO E AMBIENTE: FARMACI E VIRUS COME FATTORI INDUCENTI

V. Ruocco, E. Ruocco

Clinica Dermatologica

Seconda Università di Napoli

 

L’insorgenza e il decorso del pemfigo dipendono dall’interazione complessa tra fattori predisponenti, geneticamente predeterminati, e fattori inducenti eterogenei, presenti nell’ambiente. La predisposizione genetica, che è correlata ad alcuni antigeni del sistema maggiore di istocompatibilità, in particolare DR4, 14 ; DQ 1, 3 [1], pur essendo essenziale, non è di per sé sufficiente per l’innesco della reazione autoimmune che determina la malattia, come dimostrato da segnalazioni di pemfigo in una sola di due gemelle monozigotiche [2] e in due su tre germani con identico aplotipo predisponente [3]. L’intervento di fattori ambientali inducenti o facilitanti sembra dunque necessario perché la malattia si sviluppi. Anche se nella maggior parte dei pazienti non si riesce a porre in evidenza alcun fattore d’innesco e pertanto si parla di pemfigo spontaneo o idiopatico, in parecchi casi una meticolosa anamnesi rivela l’esistenza di possibili fattori scatenanti: pemfigo indotto o slatentizzato. Il pemfigo indotto, propriamente detto, è una condizione in cui i fattori ambientali svolgono un ruolo di primo piano, al punto che la malattia regredisce, anche senza trattamento, a seguito dell’eliminazione del fattore inducente. Nel pemfigo slatentizzato i fattori individuali o endogeni sono prevalenti e il ruolo di agenti esterni è solo occasionale, nel senso che uno o più fattori ambientali innescano, in maniera piuttosto aspecifica, un meccanismo disimmune già programmato e pronto all’avvio. In questo caso, l’eliminazione del fattore precipitante non arresta il decorso della malattia, che si automantiene, e l’evoluzione nel complesso non si discosta significativamente da quella del pemfigo spontaneo [4].

I fattori inducenti il pemfigo finora conosciuti sono numerosi ed eterogenei (Tab. 1).

 

TABELLA 1

Fattori inducenti il pemfigo (in soggetti con predisposizione genetica)

  • Farmaci (v. Tab. II)

  • Agenti fisici (ustioni, radiazioni UV e ionizzanti)

  • Virus (herpesvirus, myxovirus? paramyxovirus?)

  • Neoplasie maligne (carcinomi, linfomi)

  • Gravidanza e ormoni (progesterone)

  • Allergeni da contatto (pesticidi)

  • Fattori dietetici (composti allilici, tannini)

  • Stress emotivo

Tra essi spiccano per importanza e frequenza i farmaci, soprattutto quelli a struttura tiolica, perché mimano la biochimica di aminoacidi-chiave (cisteina, cistina) del processo di cheratogenesi [4­7]. Ricerche sperimentali hanno dimostrato che il meccanismo patogenetico operante nel pemfigo farmaco-indotto può essere di tipo biochimico (acantolisi biochimica), per interferenza su strutture o attività enzimatiche della membrana dei cheratinociti, o di tipo immunologico (acantolisi immunologica), per interferenze più o meno complesse del farmaco inducente sull’omeostasi immunitaria. Le categorie di farmaci più implicate nell’induzione del pemfigo sono indicate nella Tabella 2.

 

TABELLA 2

Categorie di farmaci più implicati nell’induzione del pemfigo

  • Antireumatici e FANS

    • Penicillamina

    • Tiopronina

    • Pirazolonici

    • Derivati dell’oxicam

    • Diclofenac

 

  • Antibiotici

  • Penicillina e derivati

  • Cefalosporine

  • Rifampicina

 

  • ACE-inibitori

  • Captopril

  • Enalapril

  • Fosinopril

 

  • Citochine

  • Interferone α

  • Interferone β

  • Interleuchina - 2

 

Nella maggior parte dei casi meccanismi biochimici e immunologici coesistono. Tuttavia, se sono in causa farmaci tiolici (es. penicillamina, captopril), prevale l’acantolisi biochimica ed il pemfigo appare indotto in senso stretto. Quando sono coinvolti modulatori biologici della risposta immunitaria (interferoni e altre citochine), il meccanismo d’azione è tipicamente immunologico e si configura solitamente il quadro del pemfigo slatentizzato.

Recentemente, tra i fattori ambientali coinvolti nell’induzione del pemfigo, hanno destato interesse le infezioni virali, in particolare quelle dovute ad herpesvirus (HSV, VZV, CMV, EBV). Frammenti di DNA virale di alcuni tipi (HSV, EBV, HHV6, HHV8) sono stati riscontrati in sede lesionale e nei linfomonociti circolanti di pazienti pemfigosi [8,9]. Non mancano, inoltre, osservazioni di pemfigo insorto o riattivato in concomitanza o in conseguenza di comuni infezioni virali (coriza, influenza, altre virosi respiratorie). La aspecificità di tali inneschi ad opera di virus così diversi fa ritenere probabile un meccanismo univoco di attivazione del sistema immunitario, che conduce alla produzione di interferoni ed altre citochine da parte dell’ospite in risposta all’attacco virale.

In attesa che ulteriori studi facciano luce sull’argomento, è opportuno che i pazienti con pemfigo, anche nei periodi di remissione, si astengano dall’eccessivo consumo di farmaci, evitando in particolare quelli di cui è già nota la potenziale capacità di indurre o favorire la malattia (Tab. n. 2) [10]. Nelle infezioni da virus erpetici è consigliabile ricorrere precocemente alle terapie antivirali specifiche oggi disponibili (aciclovir, famciclovir, valaciclovir); nelle virosi respiratorie va evitato l’impiego di comuni antipiretici (pirazolonici), spesso implicati nelle recidive di pemfigo, e preferito il paracetamolo, meno rischioso [10]. La vaccinazione anti-influenzale non è esente da pericoli nei pazienti con pemfigo, poiché è stato segnalato un caso di pemfigo orale probabilmente indotto da tale profilassi [11].

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