L’insorgenza e il decorso del pemfigo dipendono
dall’interazione complessa tra fattori predisponenti, geneticamente
predeterminati, e fattori inducenti eterogenei, presenti
nell’ambiente. La predisposizione genetica, che è correlata ad alcuni
antigeni del sistema maggiore di istocompatibilità, in particolare DR4, 14
; DQ 1, 3 [1], pur essendo essenziale, non è di per sé sufficiente per
l’innesco della reazione autoimmune che determina la malattia, come
dimostrato da segnalazioni di pemfigo in una sola di due gemelle
monozigotiche [2] e in due su tre germani con identico aplotipo
predisponente [3]. L’intervento di fattori ambientali inducenti o
facilitanti sembra dunque necessario perché la malattia si sviluppi. Anche
se nella maggior parte dei pazienti non si riesce a porre in evidenza
alcun fattore d’innesco e pertanto si parla di pemfigo spontaneo o
idiopatico, in parecchi casi una meticolosa anamnesi rivela l’esistenza di
possibili fattori scatenanti: pemfigo indotto o slatentizzato. Il
pemfigo indotto, propriamente detto, è una condizione in cui i fattori
ambientali svolgono un ruolo di primo piano, al punto che la malattia
regredisce, anche senza trattamento, a seguito dell’eliminazione del
fattore inducente. Nel pemfigo slatentizzato i fattori individuali
o endogeni sono prevalenti e il ruolo di agenti esterni è solo
occasionale, nel senso che uno o più fattori ambientali innescano, in
maniera piuttosto aspecifica, un meccanismo disimmune già programmato e
pronto all’avvio. In questo caso, l’eliminazione del fattore precipitante
non arresta il decorso della malattia, che si automantiene, e l’evoluzione
nel complesso non si discosta significativamente da quella del pemfigo
spontaneo [4].
I fattori inducenti il pemfigo finora conosciuti sono
numerosi ed eterogenei (Tab. 1).
TABELLA 1
Fattori inducenti il pemfigo
(in soggetti con predisposizione genetica)
-
Farmaci (v. Tab. II)
-
Agenti fisici (ustioni, radiazioni UV e ionizzanti)
-
Virus (herpesvirus, myxovirus? paramyxovirus?)
-
Neoplasie maligne (carcinomi, linfomi)
-
Gravidanza e ormoni (progesterone)
-
Allergeni da contatto (pesticidi)
-
Fattori dietetici (composti allilici, tannini)
-
Stress emotivo
Tra essi spiccano per importanza e frequenza i
farmaci, soprattutto quelli a struttura tiolica, perché mimano
la biochimica di aminoacidi-chiave (cisteina, cistina) del processo di
cheratogenesi [47]. Ricerche sperimentali hanno dimostrato che il
meccanismo patogenetico operante nel pemfigo farmaco-indotto può essere di
tipo biochimico (acantolisi biochimica), per interferenza su
strutture o attività enzimatiche della membrana dei cheratinociti, o di
tipo immunologico (acantolisi immunologica), per interferenze più o
meno complesse del farmaco inducente sull’omeostasi immunitaria. Le
categorie di farmaci più implicate nell’induzione del pemfigo sono
indicate nella Tabella 2.
TABELLA 2
Categorie di farmaci più
implicati nell’induzione del pemfigo
-
Penicillamina
-
Tiopronina
-
Pirazolonici
-
Derivati dell’oxicam
-
Diclofenac
-
Penicillina e
derivati
-
Cefalosporine
-
Rifampicina
-
Captopril
-
Enalapril
-
Fosinopril
Interleuchina
- 2
Nella maggior parte dei casi meccanismi biochimici e
immunologici coesistono. Tuttavia, se sono in causa farmaci tiolici (es.
penicillamina, captopril), prevale l’acantolisi biochimica ed il pemfigo
appare indotto in senso stretto. Quando sono coinvolti modulatori
biologici della risposta immunitaria (interferoni e altre citochine), il
meccanismo d’azione è tipicamente immunologico e si configura solitamente
il quadro del pemfigo slatentizzato.
Recentemente, tra i fattori ambientali coinvolti
nell’induzione del pemfigo, hanno destato interesse le infezioni virali,
in particolare quelle dovute ad herpesvirus (HSV, VZV, CMV, EBV).
Frammenti di DNA virale di alcuni tipi (HSV, EBV, HHV6, HHV8) sono stati
riscontrati in sede lesionale e nei linfomonociti circolanti di pazienti
pemfigosi [8,9]. Non mancano, inoltre, osservazioni di pemfigo insorto o
riattivato in concomitanza o in conseguenza di comuni infezioni virali (coriza,
influenza, altre virosi respiratorie). La aspecificità di tali inneschi ad
opera di virus così diversi fa ritenere probabile un meccanismo univoco di
attivazione del sistema immunitario, che conduce alla produzione di
interferoni ed altre citochine da parte dell’ospite in risposta
all’attacco virale.
In attesa che ulteriori studi facciano luce
sull’argomento, è opportuno che i pazienti con pemfigo, anche nei periodi
di remissione, si astengano dall’eccessivo consumo di farmaci, evitando in
particolare quelli di cui è già nota la potenziale capacità di indurre o
favorire la malattia (Tab. n. 2) [10]. Nelle infezioni da virus erpetici è
consigliabile ricorrere precocemente alle terapie antivirali specifiche
oggi disponibili (aciclovir, famciclovir, valaciclovir); nelle virosi
respiratorie va evitato l’impiego di comuni antipiretici (pirazolonici),
spesso implicati nelle recidive di pemfigo, e preferito il paracetamolo,
meno rischioso [10]. La vaccinazione anti-influenzale non è esente da
pericoli nei pazienti con pemfigo, poiché è stato segnalato un caso di
pemfigo orale probabilmente indotto da tale profilassi [11].
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